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Amber, il cane che ha percorso 160 km per tornare a casa.

Amber, il cane che ha percorso 160 km per tornare a casa.

Immagine di Team Animal House -
Team Animal House -
Immagine dell'autore
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A volte le storie migliori non le scrive Netflix, ma i nostri amici a quattro zampe. E questa, fidatevi, è da Oscar . Protagonista: Amber, una cagnolina meticcia di cinque anni, che in puro stile “Wild” si è lanciata in un’odissea solitaria lunga 160 chilometri attraverso l’Inghilterra, un tratto a nuoto compreso. Non per vacanza, ma per paura, istinto e sopravvivenza.

✈️ Qatar – New Forest: andata senza ritorno?

Amber arriva nel Regno Unito dal Qatar grazie all’associazione KS Angels Rescue. Era il 25 aprile. Appena una notte nella sua nuova casa affidataria a Bramshaw, nella splendida e selvaggia New Forest, e via, gambe — pardon, zampe — in spalla.

Fuga immediata. Nessun legame, zero fiducia, solo recinzioni da 2 metri che per lei sono sembrate una formalità. Lo racconta Sam Collins, co-fondatore della charity:

“Non aveva ancora avuto il tempo di formare legami… Ogni volta che qualcuno provava ad aiutarla, lei scappava”.

Se non fosse stato per l’ansia generale, sembrava un prequel canino di Into the Wild.

Forest Gump… ma col pelo

Nei 36 giorni successivi, Amber attraversa foreste, villaggi, strade trafficate e campagne inglesi come se avesse un Google Maps integrato (senza aggiornamenti). Parliamo di circa 100 miglia, quasi 160 km, tra la contea dell’Hampshire e il Dorset.

Ogni avvistamento? Inutile. La cagnolina era già 8-9 km più avanti. Una vera ghost-dog.

“È stato frustrante. Sembrava che fossimo sempre un passo indietro”, confessa Kelly Parker, co-fondatrice di KS Angels Rescue.

Amber aveva smesso di essere un cane domestico. Si era trasformata in un animale selvatico. Un lupo solitario in salsa british.

‍♀️ Missione impossibile: nuotare fino a Brownsea Island

Poi arriva il colpo di scena degno di Hollywood. Amber si spinge fino a Sandbanks, sobborgo chic di Poole, e… SI BUTTA IN MARE

Percorre a nuoto 1,6 chilometri fino a Brownsea Island. Roba che neanche i Labrador più allenati oserebbero.

“Abbiamo ricevuto una foto a Sandbanks… Poi, il mare. Non so come abbia fatto”, racconta Collins.

Sull’isola, dove i cani sono proibiti, uno dei pochissimi residenti nota Amber e inizia a lasciarle del cibo. Ma l’isola non è un resort, e le correnti sono tutt’altro che accoglienti.

Il salvataggio è da film: Amber, trascinata dalle correnti mentre cerca di tornare a riva, viene scambiata per una foca da Ethan Grant, membro dell’equipaggio di una barca di passaggio.

“All’inizio pensavo fosse una foca. Poi ho capito che era un cane. Dovevamo tirarla fuori”.

Amber si aggrappa con tutte le forze alla scaletta del battello, ma è così stremata che uno dei ragazzi deve tuffarsi per spingerla a bordo. Un atto eroico per un’eroina a quattro zampe.

Dimagrita, stanca… ma viva

Amber è stata visitata subito da un veterinario. Qualche livido, peso in calo, ma niente di grave. Una vera guerriera

“Era molto stanca, ma anche affettuosa”, racconta Collins.

Ora è sorvegliata H24 dalla sua famiglia affidataria. Jess Wadsworth, che l’aveva accolta prima della fuga, ancora non ci crede:

“Ho avuto cani persi per due o tre giorni. Ma 160 chilometri? E sopravvivere? Mai visto nulla di simile”.

E ora? Una casa (forse) sull’isola

La persona che le ha lasciato cibo a Brownsea Island è pronta ad adottarla. Sarebbe il lieto fine perfetto, su un’isola che, ironia della sorte, non ammette cani

“Siamo in trattative”, dice Kelly Parker. “Speriamo davvero che trovi una casa stabile e amorevole”.

Cosa ci insegna Amber?

Questa non è solo una storia da condividere con emoji a forma di cuore. Amber ci ricorda alcune verità fondamentali (che ogni pet lover dovrebbe tatuarsi sul cuore – o sulla ciotola del cane):

1. Gli animali traumatizzati non si fidano subito

L’affidamento non è un interruttore che si accende. Serve tempo, pazienza e comprensione. La fuga di Amber è stata una risposta alla paura, non un atto di ribellione.

2. I cani sono maestri di sopravvivenza

Amber ha camminato, dormito, cacciato, nuotato. Eppure è sopravvissuta. Un promemoria per tutti quelli che sottovalutano la resilienza canina.

3. La microchippatura è fondamentale

Se Amber fosse stata microchippata e già registrata, forse il recupero sarebbe stato più rapido. Ricordiamolo ogni volta che adottiamo.

4. Ogni cane ha bisogno di una seconda (e terza) possibilità

Amber ora ha una nuova occasione. E chissà, magari una casa con vista mare… ma senza correnti pericolose.

– Federica Vergnano Rasmussen

Fonti: lazampa.it 

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