Liberare il cane in natura è davvero una buona idea? Dipende.
Liberare il cane in natura: suona romantico, quasi poetico — come un inno alla libertà a quattro zampe. Ma dietro a quest’immagine idilliaca si nasconde una realtà fatta di variabili, imprevisti e richiamate che cadono nel vuoto. Da un lato, l’idea di vederlo correre libero tra prati e sentieri, felice come non mai. Dall’altro, il rischio concreto di incrociare greggi, mucche, cani da pastore… e trasformare una passeggiata tranquilla in una scena da action movie.
In questo articolo esploriamo cosa significa davvero lasciare libero un cane in natura, quando è una scelta saggia e quando è meglio tenere il guinzaglio saldo in mano. Il tutto con l’aiuto dei consigli dell’educatore cinofilo Gianluca Demaria.
Le 3C della libertà canina
1. Contesto
Prima di slacciare il guinzaglio, osserva l’ambiente: sei in mezzo a un parco urbano il sabato pomeriggio o a 2000 metri d’altezza tra i pascoli del Trentino? C’è differenza. Una grossa differenza.
Come spiega Gianluca Demaria, in un ambiente ampio, con visuale libera e assenza di anime vive, non slegare un cane potrebbe essere un sopruso.
2. Competenze
Il tuo cane ti ascolta? Sul serio? Anche quando vede una lepre a 50 metri?
Il richiamo efficace è la base di tutto. Se non risponde nemmeno al rumore del sacchetto delle crocchette, forse è il caso di usare una lunghina.
“È fondamentale che i cani abbiano un ottimo richiamo, perché al bisogno dovremmo poterli richiamare”, sottolinea Demaria.
3. Consapevolezza
Liberare il cane in natura significa assumersi una responsabilità ambientale ed etica: ogni animale selvatico disturbato, ogni gregge spaventato o ogni escursionista infastidito può rovinare l’ecosistema… o la tua giornata.
Greggi, mucche e cani da pastore: il triangolo no
Sembra una barzelletta: “Un cane, un pastore maremmano e una mucca si incontrano su un sentiero…”. E invece è una scena fin troppo reale.
Demaria racconta come a volte si possano incontrare greggi, mucche e cani da conduzione, e in quei casi è fondamentale richiamare il proprio cane, rimettere il guinzaglio e superare l’ostacolo con discrezione.
Tradotto: anche se il tuo cane è un tenero coccolone in salotto, per un cane da pastore potrebbe essere una minaccia. E nessuno vuole finire rincorso da un cane da guardiania incavolato.
E se non sei sicuro? Viva la lunghina!
Se il richiamo è incerto, se non conosci bene il sentiero o se il tuo cane è giovane e pieno di entusiasmo (spoiler: non è sempre un pregio), la soluzione è una sola: lunghina da 10 metri e via. Libertà monitorata, esplorazione controllata, cuore più sereno per tutti.
“Se non siete sicuri, una bella lunghina e vi divertirete lo stesso”, consiglia Demaria.
Equipaggiamento da escursionista (anche per cani urbani)
Natura sì, ma con stile e preparazione. L’escursionista saggio (e il cane ancora di più) ha uno zaino con:
- – Acqua per tutti
- – Snack (no, non i tuoi cracker integrali)
- – Guinzaglio di scorta
- – Buste per raccogliere i ricordini (sempre)
- – Una copertina o un tappetino se si prevede una sosta
E se ti stai chiedendo se anche il cane ha bisogno delle scarpe da trekking: no, ma se il terreno è difficile o ghiacciato, meglio informarsi prima.
La regola d’oro: rispetto per la natura
Liberare il cane in natura è anche un’occasione per insegnare qualcosa: rispetto per l’ambiente, per la fauna selvatica, per gli altri escursionisti.
“Portate i rifiuti a valle e soprattutto, mi raccomando, non diamo fastidio agli animali selvatici”, ricorda Gianluca Demaria.
In poche parole: il bosco non è un grande parco giochi solo per il tuo cane. È casa di qualcuno.
Liberare il cane in natura (ma con cervello)
Ricapitolando: liberare il cane in natura è un’esperienza meravigliosa, ma va affrontata con consapevolezza, preparazione e rispetto. Non è una gara a chi ha il cane più libero, ma a chi ha il cane più felice e sicuro.
Come ci ha spiegato Gianluca Demaria, dipende dal contesto, dalle competenze del cane e dalla tua consapevolezza. Se ci sono tutti gli ingredienti, sgancia pure il guinzaglio. Altrimenti, lunghina e via — che libertà non è sinonimo di caos.
– Federica Vergnano Rasmussen