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Lecce dice basta: niente più cani per elemosina.

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Immagine di Team Animal House -
Team Animal House -
Immagine dell'autore
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Quando si parla di benessere animale, le storie che ci arrivano dalle città italiane spesso fanno riflettere. A Lecce, in via Trinchese, un piccolo cane è diventato suo malgrado il protagonista di una vicenda che ha acceso il dibattito su accattonaggio e tutela degli animali. La nuova ordinanza n° 1887, firmata dal Comune, vieta l’utilizzo di animali per la mendicità: un passo importante che segue la legge 82 del 6 giugno 2025 e che finalmente risponde alle tante segnalazioni dei cittadini.

Questa storia non è solo cronaca: parla di civiltà, di rispetto per gli animali e di quanto tempo a volte serva per trasformare l’indignazione in azioni concrete.

Il cane di via Trinchese: simbolo di una città divisa

Per settimane, i passanti hanno visto sempre la stessa scena: un cagnolino sfruttato per la mendicità, in pieno centro a Lecce. Molti hanno scattato foto, condiviso post e scritto segnalazioni. Tra i più critici**, l’attivista Rizzi**, che sui social ha denunciato la situazione senza mezzi termini:

“L’indifferenza dell’amministrazione non si può più ignorare. Se fosse stato un bambino vestito da clown, sarebbero già intervenuti i servizi sociali.”

La vicenda ha diviso l’opinione pubblica: tra chi chiedeva un intervento immediato e chi, più rassegnato, vedeva nell’inerzia del Comune l’ennesima storia di burocrazia lenta.

L’ordinanza n° 1887: cosa cambia davvero

Dopo mesi di segnalazioni e discussioni, la sindaca Adriana Poli Bortone ha firmato l’ordinanza che vieta l’accattonaggio con animali. Il provvedimento recepisce alla lettera la nuova legge 82/2025, dando alla Polizia Locale strumenti concreti per:

  • -Intervenire e allontanare chi usa animali per l’elemosina;
  • -Sequestrare gli animali in caso di sfruttamento reiterato;
  • -Valutare la possibile adozione degli animali sottratti ai proprietari.

Eppure, il cane di via Trinchese non è stato ancora sottratto al proprietario. Solo in caso di nuove violazioni, la confisca potrà diventare realtà.

Sette mesi di attesa: tra indignazione e ritardi

Se c’è un elemento che lascia perplessi, è la tempistica. La storia del cane di via Trinchese ha fatto il giro del web per mesi, diventando virale ben prima dell’intervento ufficiale.

Come ha ironizzato Rizzi:

“Il Comune di Lecce ha partorito… l’ordinanza! Ma non si poteva firmare a febbraio e risparmiare sofferenza al cane?”

Il caso ha mostrato un cortocircuito tra la velocità con cui i cittadini segnalano e la lentezza amministrativa. Una situazione che poteva risolversi prima, evitando l’esposizione di Lecce a una pioggia di critiche pubbliche.

 

Il lato positivo: adozioni e sensibilità crescente

Tra le conseguenze più incoraggianti, ci sono le numerose richieste di adozione per il cane. Il Comune sta valutando le modalità corrette, dimostrando che la vicenda ha generato attenzione e solidarietà.

Se c’è una lezione in questa storia, è che l’indignazione collettiva può trasformarsi in azioni concrete, portando la comunità a farsi carico dei propri animali.

Tra lentezza e progresso, Lecce fa un passo avanti

La storia del cane di via Trinchese è l’emblema di come la tutela animale in Italia spesso proceda a passo lento. L’ordinanza n° 1887 segna un punto di svolta, ma arriva solo dopo sette mesi di ritardi, lasciando un retrogusto di frustrazione.

Come dicevamo all’inizio, proteggere gli animali non è un gesto di pietà, ma di civiltà condivisa. Lecce ha finalmente detto no all’accattonaggio con animali, e ora resta da vedere se questa scelta porterà a un vero cambio di mentalità.

Federica Vergnano Rasmussen

 

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