Non capita tutti i giorni che un cane di provincia finisca dentro uno dei film più attesi dell’anno. Eppure è successo a Pasticcino, un barbone gigante nero di Cogliate, diventato una piccola presenza speciale nel sequel de Il Diavolo veste Prada.
Il film, uscito in Italia il 29 aprile 2026, ha riportato sullo schermo il mondo di Runway e alcuni dei volti più iconici della pellicola originale, da Meryl Streep ad Anne Hathaway, insieme a Emily Blunt e Stanley Tucci.
In mezzo a questo universo fatto di moda, set internazionali e grandi nomi del cinema, c’è anche lui: Pasticcino, una “star a quattro zampe” arrivata da Cogliate fino al set milanese del film.
Chi è Pasticcino, il cane del film
Pasticcino è un barbone gigante tutto nero, di proprietà di Chiara Trovò, veterinaria del Bao Miao Village di Cogliate, un centro specializzato nel benessere animale. Prima di arrivare da Chiara, Pasticcino è stato allevato in Italia dall’allevamento Domo Ecleipsis, riconosciuto FCI ed ENCI. Un dettaglio che aggiunge un altro tassello alla sua storia: è stato anche l’ultimo cucciolo della sua cucciolata a essere consegnato, prima di trovare la sua famiglia e, tempo dopo, ritrovarsi su un set internazionale.
La sua storia è diventata nota perché il cane compare proprio nel sequel de Il Diavolo veste Prada, in una produzione internazionale che ha acceso l’attenzione di pubblico e media.
Il suo ingresso in questo mondo non è raccontato come una semplice comparsa, ma come un piccolo evento: un cane italiano che si ritrova dentro una macchina cinematografica enorme, accanto a un cast che ha fatto la storia del cinema pop degli ultimi vent’anni.
“A volte una star non arriva in limousine. Arriva con quattro zampe e un nome dolcissimo.”
La forza di questa storia sta proprio nel contrasto. Da una parte c’è il mondo patinato de Il Diavolo veste Prada 2, con set blindati, abiti iconici, grandi interpreti e location da copertina. Dall’altra c’è Pasticcino, un cane che porta con sé qualcosa di molto più semplice: presenza, naturalezza e quella capacità degli animali di prendersi la scena senza bisogno di fare troppo.
Il cinema funziona anche così. A volte basta un dettaglio, un’espressione, un ingresso inatteso per rendere una scena più viva. Un animale sul set non aggiunge solo “tenerezza”, ma cambia il ritmo dell’immagine, porta una verità diversa, qualcosa che non si può costruire completamente a tavolino.
Fonte: Il Cittadino di Monza e Brianza
Fonte: Il Cittadino di Monza e Brianza
Dal set milanese alla passerella della première
Le riprese che hanno coinvolto Pasticcino si sono svolte a Milano, in particolare nella cornice di via Monte Napoleone, una delle strade simbolo della moda italiana. Per un film che vive di estetica, lusso e industria fashion, non poteva esserci luogo più coerente.
Secondo quanto raccontato, Pasticcino è stato trattato con grande attenzione durante la lavorazione: un autista andava a prenderlo e lo riaccompagnava a fine giornata, proprio come accade alle star abituate ai set importanti.
Il dettaglio più curioso è che la produzione ha mantenuto il massimo riserbo durante le riprese. Nemmeno la proprietaria ha potuto assistere direttamente al lavoro sul set, a conferma di quanto il progetto fosse protetto e regolato da procedure molto rigide.
Il ritorno di un film diventato cult
Per capire perché la presenza di Pasticcino faccia così rumore, bisogna ricordare cosa rappresenta Il Diavolo veste Prada. Il primo film, uscito nel 2006, è diventato un cult generazionale, capace di unire moda, ambizione, carriera e cultura pop in un racconto ancora oggi riconoscibile.
Il sequel ha riportato sullo schermo i personaggi principali, con Meryl Streep di nuovo nei panni di Miranda Priestly e Anne Hathaway nel ruolo di Andy Sachs. Il progetto ha riacceso l’interesse del pubblico già durante le riprese, anche grazie alle foto dal set diventate rapidamente virali.
Dentro questo ritorno così atteso, la presenza di un cane come Pasticcino diventa una curiosità speciale, ma anche un modo per raccontare un lato meno prevedibile del cinema: quello in cui una produzione internazionale incontra un volto animale, locale e profondamente riconoscibile.
Quando un animale entra in una grande produzione
La presenza di un cane su un set cinematografico non è mai un dettaglio banale. Anche quando la scena dura poco, dietro ci sono tempi, gestione, sicurezza, persone, spostamenti e una grande attenzione al benessere dell’animale.
Nel caso di Pasticcino, il racconto del set lascia emergere proprio questo: non un cane “portato lì per caso”, ma una presenza gestita con cura dentro una produzione complessa, dove ogni movimento deve rispettare regole precise.
Questo è un punto importante anche per chi guarda da fuori. Gli animali nel cinema possono sembrare naturali, spontanei, quasi improvvisati. In realtà, perché tutto appaia semplice, serve un lavoro enorme dietro: organizzazione, fiducia e capacità di far stare l’animale in un ambiente che non è il suo quotidiano.
Pasticcino e il valore delle piccole storie nel cinema
A volte le storie più forti non sono quelle al centro della trama, ma quelle che si muovono ai margini. Pasticcino non è il protagonista del film, non porta avanti la narrazione principale e non cambia il destino dei personaggi. Eppure la sua presenza racconta qualcosa che il pubblico ama riconoscere: il momento in cui un animale entra in un mondo enorme e lo rende immediatamente più vicino.
C’è anche un altro aspetto da considerare. In un film costruito attorno al potere dell’immagine, della moda e della rappresentazione, un cane porta una forma di autenticità diversa. Non recita nel modo in cui recita un attore, non comunica attraverso battute o intenzioni dichiarate, ma attraverso presenza, postura, energia.
Ed è proprio questa naturalezza a renderlo memorabile. Pasticcino diventa una piccola storia dentro una storia più grande, un dettaglio che collega Hollywood, Milano e Cogliate in modo inatteso.
Fonte: Il Groane
Fonte: Il Groane
Cosa resta davvero
Questa non è solo una curiosità sul cane apparso ne Il Diavolo veste Prada 2. È una storia che mostra quanto gli animali riescano a entrare nei racconti umani senza bisogno di occupare il centro della scena.
Pasticcino porta dentro un film internazionale qualcosa di semplice e riconoscibile: la presenza di un cane che, anche in mezzo a star, set blindati e abiti iconici, riesce comunque a farsi notare.
Autore: Mauro Calabrese