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La Spagna riconosce cani e gatti come membri della famiglia

La Spagna riconosce cani e gatti come membri della famiglia

Immagine di Team Animal House -
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Immagine di Tempo di lettura: 5 minuti
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Per milioni di persone, un cane o un gatto non è soltanto qualcosa da possedere. È una presenza quotidiana, un legame affettivo e una parte stabile della vita familiare.

In Spagna questo cambiamento è entrato anche nel diritto. Con la Legge 17/2021, approvata nel dicembre 2021 ed entrata in vigore nel gennaio 2022, gli animali hanno smesso di essere trattati dal Codice Civile come semplici cose.

La legge li definisce esseri viventi dotati di sensibilità. Non vengono equiparati alle persone o ai figli, ma il loro benessere deve essere considerato nelle decisioni che li riguardano.

Per questo la riforma viene spesso raccontata come la legge che riconosce gli animali domestici quali membri della famiglia. Non è la formula letterale del testo, ma descrive il nuovo valore attribuito alla relazione tra animali e persone.

Da proprietà a esseri viventi dotati di sensibilità

Prima della riforma, il Codice Civile spagnolo collocava gli animali principalmente nel regime previsto per i beni mobili.

La nuova legge stabilisce invece che la loro natura è diversa da quella degli oggetti. Le norme sui beni possono essere applicate soltanto quando compatibili con la loro condizione di esseri senzienti.

Il responsabile mantiene diritti e doveri sull’animale, ma deve esercitarli rispettandone il benessere e le esigenze della specie.

La riforma non considera più soltanto chi ha acquistato l’animale o chi compare nei documenti. Riconosce che la convivenza può creare un rapporto affettivo e familiare concreto.

 

“Non sono più soltanto animali posseduti da una famiglia. Sono esseri senzienti il cui benessere entra nelle decisioni della famiglia.”

Questo cambiamento non attribuisce agli animali gli stessi diritti delle persone.

Modifica, però, il criterio con cui vengono valutate le situazioni più delicate. Il valore economico non può essere l’unico parametro utilizzato per decidere il loro destino.

La legge invita a considerare salute, abitudini, legami affettivi e condizioni di vita future.

Il diritto si avvicina così a ciò che accade già in molte case: l’animale non è percepito come un oggetto intercambiabile, ma come un essere capace di provare benessere, paura, stress e sofferenza.

Fonte: LifeGate

Fonte: LifeGate

Cosa cambia quando una coppia si separa

Uno degli effetti principali della riforma riguarda separazioni e divorzi.

Gli accordi possono stabilire con chi vivrà l’animale, come saranno organizzati i periodi trascorsi con l’altra persona e come verranno divise le spese necessarie al suo mantenimento.

Quando manca un accordo, il giudice può affidare la cura a uno solo o a entrambi, valutando l’interesse della famiglia e il benessere dell’animale.

La decisione può quindi non dipendere esclusivamente dal nome riportato sul contratto di acquisto, sul registro o sui documenti veterinari.

La proprietà formale conserva importanza, ma anche le cure quotidiane, il rapporto costruito nel tempo e la stabilità futura possono avere un peso decisivo.

Il benessere può contare più del nome sul microchip

La riforma non applica agli animali lo stesso regime previsto per la custodia dei figli.

I tribunali possono però stabilire periodi di convivenza con entrambi gli ex partner e una ripartizione delle spese veterinarie, alimentari e quotidiane.

L’obiettivo non dovrebbe essere stabilire chi “vince” l’animale, ma individuare la soluzione meno destabilizzante.

Gli spostamenti continui potrebbero non essere adatti a un animale anziano, malato o molto legato a un ambiente. In altri casi, conservare il rapporto con entrambe le persone può rappresentare la scelta più equilibrata.

Anche gli accordi raggiunti dalla coppia possono essere modificati quando risultano gravemente dannosi.

Il principio è chiaro: l’animale non è una parte del patrimonio da dividere, ma un essere vivente la cui condizione deve essere valutata.

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Gli animali domestici non possono essere pignorati come oggetti

La riforma interviene anche sulle procedure esecutive e sulla disciplina delle garanzie patrimoniali.

Gli animali da compagnia vengono considerati non pignorabili, in ragione del legame affettivo che li unisce alla famiglia.

Un cane o un gatto non può quindi essere sottratto dalla propria casa e venduto per soddisfare un debito come un comune bene materiale.

Gli animali domestici non possono essere dati in pegno né inclusi nell’estensione di un’ipoteca.

Il principio è che non possano diventare una garanzia economica o un bene da liquidare quando una famiglia attraversa difficoltà finanziarie.

Questa tutela evita trasferimenti forzati che ignorerebbero completamente le conseguenze sull’equilibrio dell’animale.

Successioni, abbandono e violenza dentro la famiglia

La legge disciplina anche ciò che accade quando il responsabile di un animale muore.

In assenza di disposizioni precise, il suo futuro deve essere organizzato considerando il benessere e le possibilità concrete di accudimento, senza trattarlo come un normale oggetto ereditario.

Chi trova un animale smarrito dovrebbe restituirlo al responsabile. Può però rivolgersi alle autorità quando esistono indizi di abbandono o maltrattamento.

La riforma riconosce inoltre il collegamento tra violenza sugli animali e violenza domestica.

Maltrattare o minacciare un animale può diventare uno strumento per controllare, punire o terrorizzare il partner e i figli. Per questo tali condotte possono essere considerate dal giudice nelle decisioni familiari.

Proteggere l’animale significa quindi anche riconoscere che la violenza contro di lui può colpire l’intero nucleo familiare.

Nel 2023 la Spagna ha rafforzato ulteriormente il sistema con una legge nazionale dedicata ai diritti e al benessere degli animali.

Fonte: Barcellona – Italiani.it

Fonte: Barcellona – Italiani.it

Cosa resta davvero

Dire che la Spagna riconosce gli animali domestici come membri della famiglia è una semplificazione, ma racconta un cambiamento giuridico e culturale concreto.

La legge non li trasforma in persone e non elimina del tutto il concetto di proprietà. Stabilisce però che non possano più essere trattati come mobili o oggetti da dividere.

Quando una coppia si separa, conta il loro benessere.

Quando il responsabile muore, conta chi potrà realmente prendersene cura.

Quando esistono debiti, l’animale non può diventare un bene da sequestrare e vendere.

Quando viene utilizzato per minacciare o controllare qualcuno, quella violenza non può essere considerata secondaria.

Il diritto riconosce così che la convivenza crea responsabilità che vanno oltre il semplice possesso.

Un cane o un gatto dipende dalle persone per il cibo, le cure, la sicurezza e la stabilità. Entrare in una famiglia significa costruire abitudini e legami che non possono essere cancellati con la fine di una relazione.

La legge spagnola non dice soltanto che gli animali appartengono alle famiglie.

Dice qualcosa di più profondo: chi condivide la propria vita con un animale deve prendere decisioni rispettando anche la sua.

 

Autore: Mauro Calabrese

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