Spedizione gratuita per ordini superiori a €49

Spedizione gratuita per ordini superiori a €49

Corea del Sud: la fine del mercato della carne di cane

Corea del Sud: la fine del mercato della carne di cane

Immagine di Team Animal House -
Team Animal House -
Immagine di Tempo di lettura: 6 minuti
Tempo di lettura: 6 minuti
Immagine di Team Animal House -
Team Animal House -
Immagine di Tempo di lettura: 6 minuti
Tempo di lettura: 6 minuti

Per decenni, in Corea del Sud, la carne di cane è stata al centro di un dibattito difficile.

Da una parte c’era una tradizione alimentare sempre più marginale, soprattutto tra le generazioni più giovani. Dall’altra, un movimento crescente di cittadini, attivisti e associazioni che chiedeva di riconoscere i cani non come animali da consumo, ma come esseri senzienti e compagni di vita.

Nel gennaio 2024 è arrivata la svolta: il Parlamento sudcoreano ha approvato una legge per vietare allevamento, macellazione, distribuzione e vendita di cani e carne di cane destinati al consumo umano.

Il divieto entrerà pienamente in vigore nel 2027, dopo un periodo di transizione pensato per permettere ad allevatori, commercianti e ristoratori di chiudere o riconvertire le attività.

La legge nazionale ha trasformato quel segnale in una direzione definitiva.

Il mercato di Moran, simbolo di un sistema al tramonto

Per anni, il Moran Market, nella città di Seongnam, è stato considerato il più grande mercato di carne di cane della Corea del Sud.

Secondo le stime diffuse dalle associazioni animaliste, vendeva circa 80.000 cani ogni anno, vivi o già macellati, e rappresentava una parte importante del consumo nazionale.

Per chi lottava contro questo commercio, Moran non era soltanto un mercato.

Era il simbolo di un sistema nel quale migliaia di animali venivano allevati, trasportati, tenuti in gabbia e destinati alla macellazione.

La chiusura delle strutture legate alla vendita e alla macellazione dei cani rappresentò quindi un passaggio importante, anche prima del divieto nazionale.

Dimostrò che una trasformazione era possibile.

Che le istituzioni locali potevano intervenire.
Gli operatori potevano essere accompagnati verso nuove attività.
Una pratica considerata intoccabile poteva iniziare a essere superata.

 

“La chiusura di un mercato non salva soltanto gli animali che sarebbero passati da lì. Cambia il modo in cui un Paese decide di guardarli.”

Il caso Moran anticipò ciò che sarebbe accaduto alcuni anni dopo su scala nazionale.

Il cambiamento non arrivò in un giorno.

Fu il risultato di campagne pubbliche, salvataggi, pressioni politiche e soprattutto di un nuovo rapporto tra i cittadini sudcoreani e i cani.

Sempre più persone iniziarono a vivere con un cane in casa, a considerarlo parte della famiglia e a non riconoscersi più in un mercato che lo trattava come prodotto alimentare.

La società stava cambiando.

E la legge, alla fine, ha seguito quella trasformazione.

Fonte: Facebook

Fonte: Facebook

Cosa prevede la nuova legge

La legge vieta allevamento, macellazione, distribuzione e vendita di cani destinati al consumo umano.

Dopo il periodo di transizione, chi continuerà a macellare cani per la carne potrà essere punito con il carcere o con una multa. Sono previste sanzioni anche per chi alleva, distribuisce o vende carne di cane.

Il provvedimento non si limita però a proibire.

Prevede anche un percorso di uscita dal settore, con misure di supporto per chi dovrà chiudere o riconvertire la propria attività.

Il governo sudcoreano ha infatti avviato un piano di chiusura progressiva, incentivi per chi anticipa la fine dell’attività e controlli per evitare nuove nascite o nuove forme di allevamento illegale.

Migliaia di cani ancora da proteggere

La parte più delicata della transizione riguarda i cani ancora presenti negli allevamenti.

Il problema non è soltanto chiudere le gabbie.

È capire dove andranno quei cani.
Chi li curerà.
Chi potrà adottarli.
Chi garantirà che non vengano abbandonati o spostati altrove.

Molti cani provenienti da allevamenti per la carne non hanno mai vissuto in una casa.

Possono avere paura del contatto umano, problemi di salute, difficoltà comportamentali e bisogno di percorsi graduali prima di un’eventuale adozione.

Per questo le associazioni animaliste hanno accolto la legge come una vittoria storica, ma hanno anche sottolineato un punto essenziale: la fine del commercio deve essere accompagnata da un piano concreto per il benessere degli animali rimasti.

Non basta vietare.

Bisogna proteggere.

Shampoo Naturali

per ogni esigenza.

A secco o specifico per ogni tipo di manto.

still_shamp_2a

Shampoo Naturali

per ogni esigenza

A secco o specifico per ogni tipo

di manto.

Perché questa scelta è una svolta culturale

La carne di cane in Corea del Sud era già in forte declino da anni.

Il consumo era sempre più legato alle generazioni anziane e a una tradizione stagionale, mentre per una parte crescente della popolazione quella pratica era diventata distante e incompatibile con il nuovo ruolo del cane nella società.

Il cane non era più percepito soltanto come animale da cortile o da lavoro.

Era entrato nelle case.
Nelle famiglie.
Nella quotidianità emotiva delle persone.

Questo non cancella la complessità culturale del tema.

La Corea del Sud non ha semplicemente ceduto a una pressione esterna.

Ha riconosciuto che la propria società era cambiata e che il rapporto con gli animali chiedeva una risposta nuova.

Il ruolo delle associazioni e dei salvataggi

Prima della legge nazionale, molte associazioni avevano già lavorato per chiudere singoli allevamenti e trasferire i cani verso percorsi di recupero e adozione.

Questi salvataggi hanno avuto un valore pratico, ma anche simbolico.

Ogni adozione raccontava una verità semplice ma potente: la categoria nella quale un essere umano inserisce un animale non cambia la sua capacità di soffrire.

Un cane allevato per la carne non è meno cane di uno nato in un contesto familiare.

Ha lo stesso bisogno di cure, protezione e relazione.

Ed è proprio questa narrazione ad aver contribuito a spostare la percezione pubblica.

Non si è parlato soltanto di numeri.

Si è iniziato a parlare di individui.

Fonte: 24zampe

Fonte: 24zampe

Cosa resta davvero

La decisione della Corea del Sud di mettere fine al commercio della carne di cane è una svolta storica.Ma il suo significato va oltre la legge.

Racconta cosa succede quando una società rivede il proprio rapporto con gli animali e decide che una pratica accettata per molto tempo non rappresenta più ciò che vuole essere.

Il numero degli 80.000 cani l’anno legato al Moran Market resta uno dei simboli più forti di questa storia.

Aiuta a immaginare la dimensione concreta del cambiamento.La legge non risolve automaticamente ogni problema.

Ma il passo compiuto resta enorme.

Per anni, attivisti e cittadini hanno chiesto che i cani non fossero più considerati una merce alimentare.Oggi quella richiesta è diventata una direzione politica e legislativa.

E forse è proprio questo che resta davvero.Una legge può chiudere un mercato.Ma prima ancora deve aprire uno spazio nuovo nella coscienza collettiva.

Uno spazio nel quale un animale non viene più guardato per ciò che può diventare per l’uomo.

Ma per la vita che già è.

 

Autore: Mauro Calabrese

E per rimanere sempre aggiornato
iscriviti alla nostra newsletter
Ovviamente scritta da cani... E da gatti!

E per rimanere sempre aggiornato iscriviti alla nostra newsletter
Scritta un po' da cani...
E un po' da gatti ovviamente!

Accedi al tuo Account Animal House