Il 19 luglio 2026, Ferran Torres ha segnato al 106º minuto il gol con cui la Spagna ha battuto l’Argentina per 1-0, conquistando il suo secondo Mondiale. Un momento che lo ha trasformato nell’eroe sportivo di un’intera nazione.
Ma lontano dagli stadi e dai riflettori esiste un’altra parte importante della vita dell’attaccante del Barcellona: il rapporto con i cani e l’impegno contro l’abbandono.
Torres non si limita a pubblicare fotografie dei propri animali. Nel tempo ha adottato cani provenienti dai rifugi, aiutato animali trovati in strada e utilizzato la propria notorietà per sostenere campagne di salvataggio, sterilizzazione e adozione.
Il titolo di campione del mondo racconta ciò che ha raggiunto sul campo.
Le storie di Rex, Minnie, Lluna e Milo raccontano invece chi ha scelto di essere quando il calcio si ferma.
Tutto cominciò con Rex
L’amore di Ferran Torres per i cani nasce durante l’infanzia a Foios, nella provincia di Valencia.
Quando aveva circa dieci anni, nella sua famiglia arrivò Rex, un pastore tedesco che divenne un compagno di crescita e una presenza fondamentale nella sua quotidianità.
Da bambino, Ferran giocava a calcio nel cortile di casa insieme ai propri cani, trasformandoli nei primi “difensori” da dribblare durante gli allenamenti improvvisati.
Quando Rex morì, il dolore fu così forte che Ferran e sua sorella Arantxa decisero di portarne per sempre il ricordo sulla pelle. Il calciatore si tatuò il suo nome e una data legata al loro incontro, mentre la sorella scelse di tatuarsi il volto del cane.
“Prima che il mondo lo chiamasse campione, erano stati i suoi cani a insegnargli cosa significassero fedeltà, presenza e famiglia.”
La morte di Rex non chiuse quel rapporto.
Al contrario, contribuì a costruire una sensibilità destinata ad accompagnare Ferran anche nella vita adulta.
Il calciatore ha raccontato di non ricordare un periodo della propria vita senza la compagnia dei cani, descrivendoli come animali capaci di portare gioia, sicurezza e affetto all’interno di una casa.
Fonte: Instagram
Fonte: Instagram
Minnie, Lluna e una famiglia costruita anche attraverso l’adozione
Prima dell’arrivo di Milo, Ferran viveva già con Minnie e Lluna, due cani adottati che erano rimasti nella casa di famiglia in Spagna anche durante il periodo trascorso dal calciatore al Manchester City.
La distanza dai propri animali, mentre giocava in Inghilterra, lo spinse a cercare un modo più concreto per sostenere i cani senza famiglia.
Nel 2021 contattò la Wild at Heart Foundation, organizzazione internazionale impegnata nel contrasto al randagismo attraverso salvataggi, adozioni, sterilizzazioni ed educazione. Ferran venne successivamente nominato Champion Ambassador della fondazione.
Il suo compito non era occuparsi personalmente di ogni operazione sul campo, ma usare la propria piattaforma per sensibilizzare il pubblico, promuovere le adozioni e sostenere le campagne di raccolta fondi.
Per un calciatore seguito da milioni di persone, anche una fotografia o un messaggio possono portare l’attenzione verso animali e rifugi che altrimenti rischierebbero di rimanere invisibili.
Le vacanze trascorse aiutando i cani trovati in strada
L’impegno di Ferran non si è limitato alle collaborazioni ufficiali.
Secondo quanto raccontato dal calciatore, lui e la sorella cercano di intervenire quando incontrano cani abbandonati o in difficoltà durante le vacanze.
Gli animali vengono accompagnati dal veterinario, sottoposti alle cure necessarie e successivamente inseriti in percorsi di affido o adozione. In alcuni casi, i due fratelli si fanno carico delle spese mediche e cercano direttamente una famiglia disponibile ad accoglierli.
Ferran ha ammesso che, potendo scegliere, porterebbe a casa ogni cane incontrato per strada.
È una frase emotiva, ma anche consapevole: accogliere tutti non è materialmente possibile. Per questo diventano fondamentali i rifugi, le associazioni, le famiglie affidatarie e le reti di volontari.
Milo, trovato sotto un ponte in Bulgaria
Il gesto dell’uomo è creativo, ma non deve diventare un invito a utilizzare qualsiasi contenitore chiuso per trasportare un animale.
Un frigo portatile può trattenere calore e limitare la ventilazione. Nel video il cane appare con la testa fuori e il coperchio aperto, ma una soluzione del genere dovrebbe essere usata, eventualmente, solo per un trasferimento breve, controllato e con ventilazione costante.
La storia che rappresenta meglio questo impegno è probabilmente quella di Milo.
Nel giugno 2021, tre cuccioli vennero trovati abbandonati sotto un ponte nella zona di Dryanovo, in Bulgaria. Erano spaventati, gravemente sottopeso e ricoperti di pulci e zecche.
Dopo la segnalazione, il rifugio Street Hearts BG organizzò il recupero. I cuccioli vennero portati nella struttura, visitati dai veterinari, vaccinati e preparati per un futuro percorso di adozione.
Nel settembre dello stesso anno, Ferran Torres adottò Milo attraverso un’organizzazione britannica che collaborava con il rifugio.
In quel periodo giocava ancora nel Manchester City e Milo andò a vivere con lui in Inghilterra. Quando il calciatore si trasferì al Barcellona, il cane lo seguì in Spagna e rimase parte della sua famiglia.
Quello che per Milo rappresentò una nuova vita ebbe conseguenze anche per altri animali.
Emma Smith, fondatrice del rifugio bulgaro, ha spiegato che le fotografie pubblicate da Torres permisero di dare visibilità ai cani salvati in Bulgaria, contribuendo indirettamente alla ricerca di famiglie anche per altri ospiti della struttura.
La notorietà usata come strumento
La storia di Ferran Torres non deve essere trasformata nella favola del calciatore che salva da solo tutti i cani del mondo.
Il suo contributo assume valore soprattutto perché si inserisce nel lavoro quotidiano di rifugi, veterinari, associazioni e volontari.
Sono loro a recuperare gli animali, curarli, socializzarli, sterilizzarli e valutare le famiglie interessate all’adozione.
Ferran può però offrire qualcosa che molti rifugi non possiedono: una visibilità internazionale capace di raggiungere milioni di persone.
Diventare ambasciatore di una fondazione significa mettere la propria immagine al servizio di una causa, ma questa scelta ha maggiore valore quando è accompagnata da comportamenti coerenti.
Nel suo caso, le adozioni personali, il sostegno ai cani trovati in strada e la collaborazione con organizzazioni specializzate mostrano un impegno iniziato molto prima della vittoria mondiale.
Fonte: La Stampa
Fonte: La Stampa
Cosa resta davvero
Ferran Torres è diventato campione del mondo grazie al gol decisivo contro l’Argentina, ma il suo rapporto con i cani è iniziato molto prima della fama.
È nato durante l’infanzia accanto a Rex, è continuato con Minnie e Lluna ed è diventato impegno pubblico attraverso la Wild at Heart Foundation.
La storia di Milo mostra invece cosa può nascere da un’adozione responsabile e dalla visibilità utilizzata per sostenere chi lavora nei rifugi.
Ferran non può salvare ogni cane abbandonato.
Può però adottare, sostenere le associazioni e aiutare storie dimenticate a raggiungere milioni di persone.
Sul campo, un gol ha deciso una finale mondiale.
Fuori dal campo, il cambiamento nasce da gesti più piccoli e ripetuti:
una cura pagata,
una storia condivisa,
una famiglia trovata,
un cane accolto.
Ed è forse questo che resta davvero: essere campioni significa anche usare ciò che si è conquistato per dare visibilità a chi non ha una voce capace di arrivare così lontano.
Autore: Mauro Calabrese