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I gatti dimenticati dell’aeroporto di Madrid: la colonia che non parte mai.

I gatti dimenticati dell’aeroporto di Madrid: la colonia che non parte mai.

Immagine di Team Animal House -
Team Animal House -
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Quando pensiamo a un aeroporto come il Barajas di Madrid, ci vengono in mente luci al neon, duty free e voli per ogni angolo del pianeta.

Quello che non ci aspettiamo è che, sotto il modernissimo terminal 4, ci sia una colonia di gatti dimenticati. Animali smarriti, abbandonati o semplicemente rimasti a terra. Invisibili a tutti, tranne che a chi ha deciso di occuparsene.

Una scoperta da film (ma senza lieto fine immediato)

La prima a svelare questo mondo parallelo è stata Helena Andrés Rubio, dipendente dell’Aena e fondatrice dell’associazione Gfam.

Durante un normale giro di controlli, a bordo della sua auto gialla di servizio, vede muoversi delle sagome: non bagagli smarriti, ma gatti.

Da lì, l’inizio di una missione quasi impossibile: “Ne ho tirati fuori più di 40, ma quando abbiamo finito, ne erano rimasti soltanto quattro”, racconta.

I felini vivevano tra tubi, ventilatori industriali e auto abbandonate, in un piano sotterraneo senza luce né aria. Non proprio l’ambiente che ti aspetti sotto una delle capitali d’Europa.

La politica dell’invisibilità

La parte surreale è che, ufficialmente, quei gatti non esistono.

“L’aeroporto non si è mai assunto la responsabilità. Per loro, quegli animali non ci sono”, denuncia Rubio.

Tradotto: meglio far finta di niente. Peccato che la colonia fosse stimata in oltre 400 gatti.

Grazie al lavoro di Helena e pochi volontari, oggi ne restano circa 80. Ma invece di un “grazie”, sono arrivate sanzioni e sospensioni. Come se aiutare fosse il vero problema.

 

Non solo gatti: un aeroporto che trabocca di invisibili

Il Barajas non è popolato solo da passeggeri con trolley e biglietti.

Oltre 500 persone senza dimora vivono stabilmente nello scalo. Alcuni condividono rifugi improvvisati con animali lasciati lì dai viaggiatori.

Come Paula, una senzatetto che ha ricevuto un gatto da una passeggera che non poteva portarlo con sé. Una buona azione, sì, ma senza cibo né cure, i finali non sono sempre lieti.

Rubio sottolinea: “Non esistono protocolli chiari per la gestione degli animali negli aeroporti. Ogni compagnia fa a modo suo e la sicurezza privata applica regole arbitrarie”.

Tradotto: se un cane o un gatto resta a terra, dipende solo dalla fortuna.

Una missione personale che non si ferma

Dal 2007, Helena porta avanti la sua battaglia quotidiana: catturare, sterilizzare e rimettere in libertà i gatti.

Ha creato punti di alimentazione, ha salvato cucciolate, ha dato un minimo di dignità a una situazione che di dignitoso non aveva nulla.

Eppure, ha dovuto affrontare avvelenamenti, indifferenza e carcasse dimenticate.

Il colpo più duro? Nel 2016 con la normativa europea Easa, che ha vietato la presenza di animali nelle aree di piattaforma.

Aena ha parlato di “sicurezza operativa”. Helena risponde: “In vent’anni non abbiamo mai trovato un gatto morto in pista. Volpi, uccelli e conigli sì. Ma gatti mai”.

Touché.

 

Il rifugio La Vega: una casa fuori dal Barajas

Quando le istituzioni voltano la faccia, non resta che rimboccarsi le maniche.

Helena ha comprato un terreno di 3700 metri quadrati e lo ha trasformato nel rifugio La Vega.

Oggi ospita 122 gatti, con costi che nel 2024 hanno toccato i 30 mila euro, a fronte di soli 7 mila di aiuti pubblici.

Il resto? Dallo stipendio di Helena e dalle poche donazioni.

E nonostante questo, continua a catturare i gatti rimasti a Barajas, sterilizzarli, microchippare e riportarli in libertà. Una tenacia che mette in imbarazzo chi avrebbe dovuto occuparsene.

La lotta continua

Milioni di passeggeri passano ogni anno dal terminal ultramoderno di Madrid. Ma sotto quella superficie scintillante, c’è un mondo che non compare nei comunicati ufficiali.

Quei gatti vengono da laggiù, dal sotterraneo della T4. Sono invisibili per tutti, tranne che per me”, dice Helena.

La storia dei gatti dimenticati dell’aeroporto di Madrid non è solo un racconto di animali abbandonati: è la prova che, a volte, la sopravvivenza dipende dalla determinazione di chi decide di non voltarsi dall’altra parte.

-Federica Vergnano Rasmussen

 

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