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Il trenino costruito in Turchia per portare a passeggio i cani disabili

Il trenino costruito in Turchia per portare a passeggio i cani disabili

Immagine di Team Animal House -
Team Animal House -
Immagine di Tempo di lettura: 7 minuti
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Sei piccoli vagoni colorati avanzano lentamente lungo una strada di campagna. Dentro non ci sono turisti o bambini, ma cani con disabilità che osservano il paesaggio, incontrano persone e sentono il vento sul muso.

Quello che sembra un trenino costruito per gioco nasce in realtà da un bisogno molto concreto.

Nel distretto di Gölbaşı, alle porte di Ankara, Buket Özgünlü ha trasformato alcuni barili di plastica in piccoli vagoni, collegandoli a un veicolo ATV per portare fuori gli animali ospitati nel suo rifugio.

Molti di quei cani non possono camminare autonomamente. Alcuni hanno perso l’uso delle zampe posteriori, altri presentano conseguenze permanenti causate da incidenti, violenze o abbandoni.

Il trenino non restituisce loro la mobilità e non sostituisce le cure veterinarie. Offre però qualcosa che rischiava di mancare nella loro quotidianità: la possibilità di uscire, osservare un ambiente diverso e vivere un’esperienza oltre gli spazi del rifugio.

Un rifugio con più di 300 cani disabili

Buket Özgünlü è la presidente dell’associazione turca Yaşama Tutunan Patiler, un nome traducibile come “Zampe aggrappate alla vita”.

Nel 2024, il centro situato nel quartiere di Oyaca ospitava circa 560 cani salvati dalle strade di diverse zone della Turchia. Più di 300 presentavano disabilità o gravi difficoltà motorie.

Molti erano animali per i quali la vita in strada sarebbe stata quasi impossibile. Avevano bisogno di alimentazione, assistenza veterinaria, spazi adattati e persone capaci di seguirli ogni giorno.

La loro condizione, però, non riguardava soltanto il corpo. Un cane che non può spostarsi liberamente rischia di ricevere meno stimoli, meno occasioni di esplorazione e meno contatti con ciò che esiste fuori dal proprio recinto.

 

“Se non possono percorrere una strada con le proprie zampe, questo non significa che non abbiano il diritto di conoscere ciò che esiste oltre il rifugio.”

L’idea del trenino nasce proprio da questa consapevolezza.

Özgünlü aveva osservato quanto fosse importante, per le persone con mobilità ridotta, poter uscire e cambiare ambiente. Anche suo padre era paralizzato e aveva bisogno di essere accompagnato all’esterno.

Quell’esperienza personale la portò a rivolgere la stessa domanda ai cani: se una persona trae beneficio dal vedere luoghi diversi, perché un animale con disabilità non dovrebbe avere lo stesso bisogno?

La donna aveva inoltre visto sui social un progetto simile realizzato all’estero. La sua reazione fu immediata: se qualcun altro era riuscito a costruirlo, potevano provarci anche loro.

Fonte: La Stampa

Fonte: La Stampa

Da alcuni barili nasce il loro piccolo treno

La struttura venne costruita recuperando grandi barili di plastica, successivamente tagliati e modificati per creare sedute individuali.

I contenitori furono montati su ruote, dipinti con colori vivaci e collegati uno dietro l’altro. Nacque così un piccolo treno composto da sei vagoni, ognuno pensato per trasportare un cane.

A trainarlo è un veicolo ATV, adatto ai percorsi sterrati attorno al rifugio. La velocità rimane contenuta e gli animali vengono sistemati singolarmente, così da poter osservare il paesaggio in sicurezza.

Il primo video condiviso online mostrava ancora una versione non completamente ultimata del progetto. Özgünlü spiegò che si trattava di un viaggio di prova e che erano previste ulteriori modifiche.

Tra le idee c’era anche l’aggiunta di una copertura capace di proteggere i cani dal sole, rendendo il viaggio più confortevole durante le giornate calde.

La semplicità dei materiali non deve far pensare a un’iniziativa improvvisata. Trasportare animali con limitazioni motorie richiede attenzione alla stabilità, alla postura, alle temperature e alle condizioni individuali di ciascun cane.

Le passeggiate che cambiano la loro giornata

I cani vengono fatti salire sul trenino in piccoli gruppi e accompagnati lungo gli spazi esterni che circondano il centro.

Durante il percorso possono vedere persone, riconoscere nuovi odori, osservare il territorio e ricevere stimoli differenti rispetto a quelli presenti nell’area in cui trascorrono la maggior parte del tempo.

Secondo Özgünlü, dopo le prime uscite gli animali apparivano più energici. Una volta rientrati, iniziavano a interagire e giocare con gli altri cani.

Non significa che il viaggio rappresenti una terapia universale o che produca gli stessi effetti su ogni animale. Il comportamento deve essere sempre osservato, perché ciò che incuriosisce un cane potrebbe spaventarne un altro.

Il valore del progetto sta proprio nell’offrire una possibilità in più, adattandola alle condizioni e alla risposta di ciascun ospite.

Per un cane che non può correre, una passeggiata può assumere una forma diversa. Non sarà lui a percorrere la strada, ma potrà comunque sentirne i rumori, percepirne gli odori e guardare ciò che gli scorre accanto.

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Dietro ogni vagone c’è una storia difficile

Le disabilità dei cani ospitati nel rifugio non derivano tutte da condizioni congenite o da eventi inevitabili.

Özgünlü ha raccontato che alcuni animali erano rimasti feriti in incidenti stradali, mentre altri portavano sul corpo le conseguenze della violenza umana.

Tra i casi descritti c’erano cani colpiti perché entrati in una proprietà, investiti da automobilisti o feriti deliberatamente. Alcuni avevano perso l’uso delle zampe; altri la vista o una parte della propria autonomia.

Il trenino colorato racconta quindi una storia gioiosa, ma nasce dentro un contesto molto più duro.

Ogni passeggero è un animale che è sopravvissuto a qualcosa e che, senza l’intervento dei volontari, avrebbe avuto pochissime possibilità di ricevere cure o continuare a vivere in sicurezza.

Per questo il lavoro del rifugio non consiste soltanto nel garantire cibo e riparo. Significa affrontare terapie, medicazioni, problemi motori e inserimenti spesso complessi.

Significa anche accettare che alcuni cani, soprattutto quelli anziani o con disabilità gravi, possano attendere molto più a lungo prima di trovare una famiglia.

Assistere un cane disabile significa restituirgli possibilità

Quando si parla di benessere animale, l’assenza di dolore e la presenza di cure rappresentano soltanto una parte del percorso.

Un cane ha bisogno anche di esplorare, annusare, interagire, scegliere e ricevere stimoli compatibili con le proprie condizioni.

Per alcuni animali con difficoltà motorie possono essere utili carrellini, fisioterapia, superfici adeguate e attività adattate. Per altri è necessario trovare soluzioni completamente differenti.

Il trenino non pretende di essere adatto a tutti. È una risposta creativa a un problema specifico: permettere ad alcuni cani incapaci di camminare di uscire dagli spazi abituali senza essere costretti a uno sforzo fisico impossibile.

Affinché esperienze simili siano davvero rispettose, devono essere accompagnate dall’osservazione del comportamento animale.

Un cane rilassato può guardarsi intorno, annusare l’aria e assumere una postura morbida. Un animale impaurito potrebbe invece irrigidirsi, tentare di nascondersi o mostrare segnali di forte disagio.

Prendersi cura significa quindi non limitarsi a offrire un’attività, ma essere pronti a modificarla o interromperla quando non corrisponde al benessere di chi dovrebbe beneficiarne.

Fonte: La Stampa

Fonte: La Stampa

Cosa resta davvero

A prima vista, la storia di Buket Özgünlü sembra racchiusa interamente in un’immagine: sei cani seduti dentro un trenino colorato che attraversa la campagna turca.

È un’immagine allegra, capace di attirare immediatamente l’attenzione.

Ma dietro quei colori esiste qualcosa di più profondo.

Quei cani non sono stati inseriti nei vagoni per diventare protagonisti di un video virale. Il trenino è nato perché qualcuno si è accorto che ricevere cibo e cure non significa necessariamente avere accesso a tutte le esperienze che rendono più ricca una vita.

Un cane che non può camminare resta comunque un animale curioso.

Può desiderare di sentire odori nuovi.
Può osservare una persona sconosciuta.
Può riconoscere il cambiamento del vento.
Può trovare interessante una strada mai vista prima.

La disabilità modifica il modo in cui un animale vive alcune esperienze, ma non cancella il suo bisogno di relazione, stimoli e partecipazione.

Buket non ha potuto restituire a quei cani le zampe che non funzionavano più.

Ha potuto però costruire un modo diverso per portarli fuori.

Ha preso materiali semplici, li ha trasformati in sei piccoli vagoni e ha aperto davanti ai loro occhi una strada che sembrava diventata irraggiungibile.

Ed è forse proprio questo che resta davvero.

Prendersi cura di un animale con disabilità non significa soltanto proteggerlo da ciò che potrebbe fargli male.

Significa continuare a chiedersi quali parti della vita sia ancora possibile restituirgli.

 

Autore: Mauro Calabrese

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