All’Ospedale Martini di Torino, dal mese di giugno 2026, i cani del progetto Tartufi in Corsia entrano anche in due reparti dove normalmente nessuno si aspetterebbe di vedere un animale: Rianimazione e Dialisi.
Quando si pensa alla pet therapy in ospedale, l’immagine più immediata è spesso quella di un bambino che accarezza un cane in un reparto pediatrico. Qui, però, il percorso va oltre quell’immaginario: i cani di Paw Therapy ASD APS stanno entrando anche in luoghi più complessi, più delicati e più silenziosi.
È l’evoluzione di un progetto partito nel 2024, che sta mostrando come la presenza degli animali in ospedale non sia solo un momento tenero o ricreativo, ma possa diventare un intervento strutturato, capace di sostenere pazienti, familiari e personale sanitario.
Non semplice pet therapy, ma Interventi Assistiti con gli Animali
Il termine più corretto non è semplicemente “pet therapy”. Come spiegato da Gianluca De Maria, il nome tecnico di queste attività è Interventi Assistiti con gli Animali, cioè IAA, secondo quanto previsto dalla normativa e dalle Linee Guida nazionali.
Questa distinzione è importante, perché cambia il modo in cui si guarda al progetto. Non si parla di portare un cane in corsia per creare un momento emozionante, ma di costruire interventi organizzati, sicuri, progettati e gestiti da professionisti formati.
Il cane, in questo contesto, non è un semplice visitatore. Diventa mediatore relazionale, una presenza capace di aprire un canale emotivo in situazioni dove spesso le parole non bastano o dove il contatto diretto può risultare difficile, pesante, perfino invasivo.
“Non è magia. È un lavoro.”
Questa frase racconta bene il cuore del progetto. Perché vedere un cane in ospedale può sembrare qualcosa di spontaneo, quasi poetico, ma dietro quell’immagine c’è preparazione, metodo, valutazione e responsabilità.
Ogni ingresso in reparto richiede attenzione: ai pazienti, agli spazi, alle condizioni sanitarie, al benessere dell’animale, al ruolo degli operatori e alla sensibilità del contesto ospedaliero. Nulla può essere lasciato al caso.
Ed è proprio questa la forza di Tartufi in Corsia: portare il calore dell’animale dentro luoghi complessi, senza trasformarlo in spettacolo. Il cane entra, ma lo fa dentro un percorso pensato per generare presenza, relazione e sollievo emotivo.
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Rianimazione: dove il silenzio pesa più delle parole
La Rianimazione è uno dei luoghi più intensi dell’ospedale. È fatta di macchinari, attese, silenzi lunghi, famiglie sospese e pazienti che attraversano momenti di estrema vulnerabilità.
Proprio qui il cane trova uno spazio particolare. Non entra per intrattenere, ma per offrire un appiglio emotivo. La sua presenza può aiutare a creare una forma di contatto diversa, meno verbale, meno forzata, più istintiva.
Per i familiari, vedere un cane in un reparto così può rompere per un momento la rigidità dell’ambiente. Per il personale sanitario, può diventare una piccola pausa emotiva dentro turni carichi di tensione. Per i pazienti, quando possibile, può rappresentare una presenza viva dentro un luogo dominato dalla paura.
Dialisi: la lunga attesa che si ripete
Nel reparto di Dialisi, il tempo ha un peso diverso. I pazienti cronici tornano più volte, seguendo una routine che può diventare faticosa, ripetitiva, quasi circolare.
Il cane entra proprio dentro questa ripetizione come una variabile imprevista. Non cambia la malattia, non elimina la terapia, non accorcia il percorso clinico. Però può cambiare l’atmosfera di quei momenti.
In un reparto dove la stanchezza può pesare quanto la terapia stessa, la presenza dell’animale diventa un punto di connessione. Una carezza, uno sguardo, un gesto semplice possono riaprire uno spazio emotivo dove la routine rischiava di chiudere tutto.
I bambini accompagnati fino alla sala operatoria
Tra le attività più toccanti del progetto c’è l’accompagnamento pediatrico fino alle porte della sala operatoria, iniziato nel 2026 ed entrato a regime nel mese di aprile.
Il momento è delicatissimo: un bambino è sulla barella, attraversa il corridoio, arriva fino a quel punto in cui i genitori devono fermarsi per ragioni sanitarie e organizzative. È lì che spesso l’ansia sale di più.
In quel tratto, il cane non offre una carezza veloce e basta. Offre continuità relazionale: parte dal reparto, accompagna il bambino lungo corridoi, ascensori e spazi di passaggio, fino all’ingresso del campo operatorio.
È un intervento pensato per sostenere il momento più critico: il distacco dalla famiglia. Non sostituisce i genitori, non cancella la paura, ma può aiutare il bambino a non attraversare quel passaggio sentendosi completamente solo.
Dietro le quinte del progetto
Il progetto è promosso da Paw Therapy ASD APS attraverso una convenzione con ASL Città di Torino, attiva fino al 2027, ed è sostenuto dalla Fondazione Venesio Ente Filantropico.
A questo sostegno si è aggiunto anche il contributo di T.I.S. Srl, che ha devoluto una cifra a supporto delle attività nei nuovi reparti, permettendo al progetto di consolidare la propria presenza anche in contesti delicati come Rianimazione e Dialisi.
Oltre a Rianimazione e Dialisi, le attività continuano anche presso il Day Hospital Oncologico, il Day Hospital pediatrico e la degenza pediatrica.
Gli interventi sono completamente gratuiti per i pazienti e avvengono su adesione volontaria. I cani sono certificati sotto il profilo comportamentale, operano con protocolli igienico-sanitari concordati con i reparti e gli operatori sono professionisti formati e abilitati agli IAA, iscritti negli elenchi nazionali e della Regione Piemonte.
Fonte: Instagram
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Cosa resta davvero
La storia di Tartufi in Corsia all’Ospedale Martini di Torino non parla solo di cani che entrano in ospedale. Parla di un modo diverso di intendere la cura, dove accanto alla terapia medica può esistere anche uno spazio per la relazione, il sollievo e la presenza emotiva.
Portare un cane in Rianimazione, in Dialisi o fino alle porte della sala operatoria pediatrica significa riconoscere che la fragilità non è fatta solo di parametri clinici. È fatta anche di paura, attesa, solitudine, stanchezza e silenzi difficili da attraversare.
E forse è proprio questo che resta davvero: un cane non guarisce da solo una malattia, ma può rendere meno duro un passaggio. Può entrare dove le parole non arrivano. Può stare accanto senza chiedere nulla. E in un ospedale, a volte, anche questa presenza può diventare una forma profondissima di cura.
Autore: Mauro Calabrese