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Cane riconosciuto come familiare stretto a New York: cosa cambia

Cane riconosciuto come familiare stretto a New York: cosa cambia

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Per moltissime persone il proprio cane è già parte della famiglia.

Ora, negli Stati Uniti, anche una decisione giudiziaria ha dato un peso legale molto particolare a questo legame.

Nel caso DeBlase v. Hill, deciso nel giugno 2025 dalla Supreme Court della contea di Kings, a New York, il giudice Aaron D. Maslow ha stabilito che, nelle particolari circostanze esaminate, un cane di famiglia poteva essere considerato un “immediate family member”, cioè un familiare stretto, nell’ambito di una richiesta di risarcimento per sofferenza emotiva.

Non significa che da oggi tutti i cani nello Stato di New York abbiano automaticamente lo stesso status giuridico di un figlio, un coniuge o un genitore.

Ma la sentenza racconta quanto profondamente stia cambiando il modo in cui il diritto guarda al rapporto tra esseri umani e animali da compagnia.

Tutto nasce dalla morte di Duke

Al centro della vicenda c’era Duke, il cane della famiglia DeBlase.

Nan DeBlase lo stava portando a passeggio al guinzaglio quando un automobilista, secondo la ricostruzione del tribunale, attraversò un segnale di stop e investì il cane, uccidendolo davanti a lei.

Nan si trovava a pochissima distanza e rischiò a sua volta di essere travolta.

Da quell’episodio nacque una causa in cui vennero richiesti anche danni per la sofferenza psicologica provocata dall’aver assistito alla morte di Duke mentre la donna stessa si trovava nella cosiddetta “zone of danger”.

Fino a quel momento, la giurisprudenza di New York aveva generalmente escluso gli animali domestici dalla categoria dei familiari stretti ai fini di questo tipo di risarcimento.

Proprio qui la decisione ha aperto una porta nuova.

 

“Per il giudice, considerare sempre un cane soltanto come una cosa non riflette più completamente il ruolo che occupa nelle famiglie di oggi.”

La corte ha osservato come il diritto dello Stato di New York abbia già cominciato, negli anni, ad allontanarsi dall’idea dell’animale domestico come semplice bene materiale.

Nel caso specifico, però, è stato decisivo anche un altro elemento: Duke era fisicamente collegato a Nan attraverso il guinzaglio e la donna era personalmente esposta al pericolo dell’incidente.

Per questo la decisione resta fortemente legata alle circostanze concrete della vicenda.

Fonte: Animali

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Perché questa sentenza è così importante

Per decenni, nelle controversie civili, gli animali domestici sono stati trattati principalmente come proprietà personale.

Questo significa che, in molti casi, il risarcimento derivante dalla perdita di un animale veniva valutato soprattutto sulla base del suo valore economico.

La sentenza DeBlase ha invece riconosciuto che, almeno in una situazione molto particolare, la perdita di un cane può produrre un danno emotivo che il diritto non dovrebbe ignorare semplicemente perché la vittima è un animale.

La New York State Bar Association ha definito la decisione un’espansione della nozione di “immediate family” nella dottrina della “zone of danger”, proprio perché ha permesso alla causa per sofferenza emotiva di proseguire.

È un passaggio piccolo sul piano tecnico, ma molto significativo sul piano culturale.

New York aveva già iniziato a cambiare approccio

La decisione non arriva completamente dal nulla.

Dal 2021, nei procedimenti di divorzio o separazione, la legge dello Stato di New York impone ai giudici di considerare “il miglior interesse” dell’animale da compagnia quando devono decidere a chi affidarlo.

È una differenza importante.

Una macchina o un mobile vengono assegnati sulla base della proprietà.

Per un cane o un gatto, invece, il tribunale deve valutare anche ciò che è meglio per il suo benessere.

Lo stesso memorandum legislativo del 2021 osservava come, per molte famiglie, gli animali domestici siano diventati qualcosa di molto più vicino a membri della famiglia che a semplici beni.

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Non significa però che tutti i cani siano legalmente “parenti”

Qui serve una precisazione fondamentale.

La decisione DeBlase non ha cambiato automaticamente la legge per ogni cane dello Stato di New York.

Il giudice ha creato un’eccezione molto circoscritta: la persona doveva trovarsi nella zona di pericolo, assistere alla morte del cane e, in quel caso, essere fisicamente collegata all’animale attraverso il guinzaglio.

Nel 2026, inoltre, un tribunale federale di New York ha rifiutato di interpretare DeBlase come una regola generale, ricordando che la giurisprudenza d’appello dello Stato continua a non considerare automaticamente gli animali domestici membri della “immediate family”.

L’appello relativo al caso DeBlase è stato successivamente ritirato nell’aprile 2026, quindi non è arrivata una pronuncia dell’Appellate Division capace di estendere o limitare ulteriormente quella decisione.

La notizia, quindi, è reale.

Ma il suo significato è più preciso di quanto suggeriscano molti titoli sui social.

Un confine che continua a spostarsi

Il punto forse più interessante non è stabilire se un cane possa essere giuridicamente equiparato in tutto e per tutto a una persona.

È osservare come il diritto stia cercando di riconoscere una relazione che nella vita quotidiana esiste già da tempo.

Milioni di persone organizzano giornate, vacanze, spese e perfino scelte abitative pensando al proprio animale.

Quando quel legame viene spezzato, il dolore non dipende dal valore economico del cane.

Dipende dalla relazione costruita nel tempo.

Ed è proprio questa distanza tra “proprietà” sulla carta e “famiglia” nella vita reale che casi come quello di Duke stanno portando sempre più spesso davanti ai tribunali.

Fonte: Kodami

Fonte: Kodami

Cosa resta davvero

La sentenza di New York non trasforma improvvisamente tutti i cani in familiari dal punto di vista legale.

Ma rappresenta un segnale importante di come stia cambiando il modo di considerare gli animali da compagnia.

Duke, davanti a quel tribunale, non è stato visto soltanto come qualcosa che aveva un proprietario.

È stato riconosciuto anche il valore del legame emotivo costruito con la sua famiglia.

Il diritto continuerà probabilmente a discutere dove tracciare questo confine.

Per chi vive ogni giorno accanto a un cane, però, una parte della risposta esiste già.

Può essere scritto come proprietà in un documento. Ma, nella vita di molte persone, occupa da tempo un posto chiamato famiglia.

 

Autore: Mauro Calabrese

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