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La festa horror del cane a Yulin.

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Immagine di Team Animal House -
Team Animal House -
Immagine dell'autore
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Ogni anno, il 21 giugno, mentre in molte parti del mondo le persone festeggiano il solstizio d’estate con falò e celebrazioni, un evento controverso prende piede a Yulin, una città nella regione cinese del Guangxi. Il Festival della carne di cane, noto per la sua crudeltà, fa parlare di sé in tutto il mondo. Le immagini di cani e gatti rinchiusi in gabbie, trattati come merce da consumare, suscitano reazioni forti, ma la domanda che ne emerge è: siamo davvero tanto diversi in occidente?

Il problema è globale: non solo Yulin

Ogni anno, le immagini di Yulin ci colpiscono duramente, mostrando animali in condizioni terribili. Però, è importante chiedersi cosa stiamo facendo noi, nei paesi più “evoluti”, per fermare la sofferenza animale. Nel frattempo, in realtà più vicine di quanto pensiamo, la situazione non è meno preoccupante.

Nei rifugi degli Stati Uniti, vengono soppressi ogni anno oltre 600.000 cani e gatti a causa della sovrappopolazione. E non è solo una questione americana. In Italia e in altre nazioni europee, il fenomeno continua a diffondersi. Non ci sono feste o celebrazioni, ma un quotidiano silenzioso di sofferenza che si perpetua lontano dai riflettori.

Mentre ci indigniamo per quanto accade a Yulin, spesso ignoriamo che, anche nei paesi con leggi più severe sulla protezione animale, la crudeltà persiste. Negli Stati Uniti, per esempio, l’abbandono di cani e gatti è legale, e ogni giorno centinaia di animali vengono soppressi per mancanza di spazio nei rifugi. Secondo i dati ufficiali, nel 2024 sono stati soppressi 607.000 animali, di cui 334.000 cani e 273.000 gatti. La causa principale di questa tragica realtà è la mancanza di adozioni e l’incapacità di affrontare il problema in modo efficace.

 

La situazione in Italia

Anche in Italia la situazione non è delle migliori. Ogni anno, migliaia di animali vengono abbandonati e finiscono in rifugi sovraffollati. Nonostante le normative migliorate e l’impegno di numerosi volontari, l’abbandono e la sofferenza continuano ad essere un problema significativo. I rifugi, infatti, spesso non sono in grado di garantire a tutti gli animali le condizioni di vita adeguate, e il fenomeno non si limita più solo alla stagione estiva, ma è presente tutto l’anno.

Cosa possiamo fare?

La questione della crudeltà verso gli animali richiede un cambiamento strutturale nelle nostre abitudini e nel nostro comportamento quotidiano. L’adozione è senza dubbio una soluzione, ma non è sufficiente. Ci sono altre azioni che possiamo intraprendere per migliorare la situazione:

 – Analizzare bene la propria vita prima di adottare: Un cane o un gatto non sono giocattoli, sono esseri viventi che richiedono impegno, cura e responsabilità. Prima di adottare un animale, è importante fare una riflessione profonda sulla propria disponibilità di tempo, risorse e capacità di prendersene cura per tutta la sua vita. Adottare un animale è come avere un figlio: non si può semplicemente “abbandonarlo” o lasciarlo in un rifugio alla prima difficoltà.

 – Supportare i rifugi: Possiamo aiutare con donazioni o come volontari. Se non possiamo adottare, possiamo comunque fare la differenza contribuendo con risorse o tempo.

 – Sensibilizzare l’opinione pubblica: Informare le persone sui diritti degli animali e sull’importanza della loro protezione è fondamentale. Utilizzare i social media per condividere informazioni può sensibilizzare e mobilitare molti.

 – Promuovere leggi più forti: È essenziale supportare l’approvazione di leggi più severe che proteggano gli animali. Sostenere petizioni e iniziative politiche per migliorare le normative è un passo cruciale.

 – Ridurre la domanda di animali da allevatori irresponsabili: Non alimentiamo il ciclo dell’abbandono scegliendo consapevolmente di non acquistare animali da allevatori irresponsabili.

 – Educare le future generazioni: Iniziamo ad educare i bambini e i giovani al rispetto per gli animali, in modo che possano crescere con una maggiore consapevolezza e compassione verso gli esseri senzienti.

 

Yulin è solo la punta dell’iceberg

Il trattamento degli animali è un problema globale, e Yulin è solo un caso emblematico che porta alla luce una più ampia realtà di sfruttamento e crudeltà. La vera domanda che dobbiamo porci non riguarda solo quello che succede in un festival lontano, ma cosa noi stessi facciamo per cambiare la realtà che ci circonda.

– Federica Vergnano Rasmussen

Fonte: LaZampa.it

 

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