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Mike finisce tra i rifiuti: il gatto salvato dopo il viaggio nel divano

Mike finisce tra i rifiuti: il gatto salvato dopo il viaggio nel divano

Immagine di Team Animal House -
Team Animal House -
Immagine di Tempo di lettura: 4 minuti
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Mike finisce tra i rifiuti per quello che sembra un incredibile concatenarsi di coincidenze.

Il gatto, 8 anni, vive da oltre sei anni con Neal Augenstein e la sua famiglia nell’area di Washington, D.C.. Un giorno tre vecchi divani vengono portati via da casa e, poco dopo, Mike non si presenta per cena.

All’inizio nessuno collega le due cose.

Il suo umano lo cerca nel quartiere per giorni, chiamandolo e scuotendo un sacchetto di snack. Poi arriva un pensiero inquietante: Mike e l’altra gatta di casa erano abituati a infilarsi all’interno di uno dei vecchi divani danneggiati.

Quel mobile, però, era ormai partito.

Il sospetto che cambia completamente le ricerche

Neal contatta l’azienda che aveva ritirato i tre divani.

Due erano ancora nel deposito.

Il terzo, proprio quello rovinato in cui i gatti erano soliti nascondersi, era stato caricato sul camion diretto all’I-66 Transfer Station di Fairfax County, in Virginia.

A quel punto la scomparsa di Mike assume un significato completamente diverso.

Il gatto potrebbe aver affrontato tutto il viaggio nascosto nel mobile, per poi ritrovarsi in un impianto dove enormi quantità di rifiuti vengono movimentate da mezzi pesanti prima del trasferimento in discarica.

La possibilità che fosse ancora vivo sembrava piccolissima.

Eppure qualcuno lo aveva visto.

 

“A volte basta che una persona guardi nel posto giusto, al momento giusto, per cambiare completamente un finale.”

Mike non era semplicemente disperso in una strada o nascosto sotto un’auto.

Si trovava nel cuore di un impianto di trattamento dei rifiuti, circondato da macchinari e da un ambiente in cui pochi minuti avrebbero potuto fare la differenza.

La sua salvezza è cominciata proprio quando un operaio ha notato qualcosa muoversi dove non avrebbe dovuto esserci nulla di vivo.

Fonte: Instagram

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Un operaio vede un gatto sospeso sopra la fossa dei rifiuti

A individuare Mike è stato Mauricio Martinez, operatore di mezzi pesanti della struttura.

Il gatto era bloccato su una piccola sporgenza all’interno della zona di scarico, circa 15 piedi sopra il pavimento in asfalto e quattro piedi sotto il bordo superiore, in una posizione dalla quale non riusciva a uscire autonomamente.

Martinez avvisa il supervisore Joshua Murphy e gli operatori preparano rapidamente un piano.

Un grande caricatore viene posizionato sotto la sporgenza e Mike viene incoraggiato a saltare nella benna.

Dopo alcuni minuti il gatto finalmente si muove.

Ma il salvataggio non era ancora finito.

Appena raggiunta una zona sicura, Mike scappa nuovamente, attraversa un tunnel e si nasconde in un locale inutilizzato dell’impianto. A quel punto vengono chiamati gli agenti del servizio di protezione animale, che riescono finalmente a recuperarlo.

Il microchip riporta Mike verso casa

Una volta messo al sicuro, entra in gioco un piccolo dettaglio che può fare un’enorme differenza quando un animale si perde:

Mike aveva il microchip.

Grazie all’identificazione è stato possibile collegarlo alla sua famiglia e proseguire il percorso che, dopo quattro giorni di ricerche, avrebbe portato alla reunion con Neal. Lady Freethinker

Il proprietario ha raccontato che, appena tornato a casa, Mike aveva ancora addosso l’odore dell’impianto dei rifiuti, tanto che inizialmente l’altra gatta di famiglia, Mochi, reagiva alla sua presenza con diffidenza.

Poco dopo, però, tutto ha cominciato a tornare alla normalità.

Mike era di nuovo dove avrebbe dovuto essere.

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Un salvataggio costruito da tante persone

La storia avrebbe potuto concludersi in molti modi diversi.

Se Mauricio Martinez non avesse notato Mike, se gli operatori non avessero fermato le attività e organizzato il recupero, o se il servizio di protezione animale non fosse riuscito a trovarlo dopo la seconda fuga, il finale sarebbe potuto essere completamente diverso.

Fairfax County ha sottolineato proprio la collaborazione tra più dipendenti e servizi pubblici che ha permesso di mettere in sicurezza il gatto e ricongiungerlo alla famiglia.

Neal ha poi incontrato alcuni degli operatori coinvolti per ringraziarli personalmente.

Dietro un lieto fine apparentemente incredibile, quindi, non c’è stata soltanto fortuna.

Ci sono state attenzione, rapidità e persone che hanno deciso di fermarsi davanti a un animale in pericolo.

Una storia che ricorda quanto i gatti amino nascondersi

Il viaggio di Mike lascia anche un promemoria molto concreto per chi vive con un gatto.

Divani, scatole, mobili aperti, cassetti e piccoli spazi possono diventare rifugi irresistibili, soprattutto quando qualcosa cambia all’interno della casa.

Prima di spostare o smaltire mobili voluminosi può quindi essere utile controllare con particolare attenzione ogni cavità e verificare dove si trovino gli animali di casa.

La seconda lezione riguarda l’identificazione.

Il microchip non impedisce a un gatto di perdersi, ma può rendere enormemente più semplice ricondurlo alla propria famiglia quando viene ritrovato.

Nel caso di Mike, dopo un viaggio che sembrava impossibile da ricostruire, quel piccolo dispositivo ha contribuito a chiudere il cerchio.

Fonte: Instagram

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Cosa resta davvero

Mike è passato da un vecchio divano a un camion, poi a un impianto pieno di rifiuti e macchinari pesanti.

È rimasto bloccato su una sporgenza.
È stato recuperato, scappato di nuovo.

E infine è tornato a casa.

Sembra quasi la trama di un film, ma dietro questa storia resta soprattutto una serie di piccoli interventi arrivati esattamente quando servivano.

Un proprietario che non ha smesso di cercare.
Un operaio che ha notato qualcosa.

Una squadra che ha fermato il lavoro.

Gli agenti che hanno continuato il recupero.
E un microchip che ha permesso di ritrovare la strada verso casa.

Mike ha avuto una quantità incredibile di fortuna. Ma quella fortuna ha funzionato perché, ogni volta che serviva, qualcuno ha scelto di intervenire.

 

Autore: Mauro Calabrese

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