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Paul McCartney e gli animali: una vita spesa per proteggerli

Paul McCartney e gli animali: una vita spesa per proteggerli

Immagine di Team Animal House -
Team Animal House -
Immagine di Tempo di lettura: 4 minuti
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Paul McCartney e gli animali condividono una storia che va molto oltre qualche campagna occasionale.

La leggenda dei Beatles porta avanti da decenni un impegno pubblico contro maltrattamento, sperimentazione animale, pellicce e allevamento intensivo, prestando contemporaneamente volto, musica e notorietà a numerose organizzazioni.

Accanto alla prima moglie Linda, McCartney trasformò una scelta personale come il vegetarianismo in qualcosa di molto più grande: una battaglia culturale capace di raggiungere milioni di persone.

E il valore del suo sostegno è stato, anche economicamente, enorme.

Quel milione di dollari che racconta il peso della sua voce

Nel 2011 Forbes provò a quantificare quanto potesse valere la notorietà di una celebrità quando veniva utilizzata per sostenere una causa.

Paul McCartney arrivò secondo nella classifica.

Secondo l’analisi, la sua attività aveva generato per PETA 1.065.013 dollari in valore pubblicitario, pari a circa l’1,4% del valore mediatico complessivo attribuito alla sua immagine. Non si trattava quindi di un assegno versato direttamente, ma del valore della visibilità gratuita portata all’organizzazione grazie al suo nome e alle sue campagne.

È una distinzione importante, ma non rende il dato meno significativo.

 

“Quando una delle persone più famose al mondo parla degli animali, una causa che rischiava di restare invisibile arriva davanti a milioni di occhi.”

McCartney ha utilizzato proprio questa capacità per portare questioni legate ai diritti animali fuori dagli ambienti degli attivisti e dentro la cultura popolare.

La sua forza non è stata soltanto donare o raccogliere fondi, ma rendere certi argomenti impossibili da ignorare.

Fonte: Amici di Casa

Fonte: Amici di Casa

Un impegno iniziato insieme a Linda

Gran parte di questa storia nasce dal rapporto con Linda McCartney, fotografa, vegetariana e attivista per i diritti degli animali.

Paul ha raccontato che molte delle decisioni sulle associazioni da sostenere venivano prese insieme. Dopo la morte di Linda nel 1998, scelse di continuare quella battaglia in prima persona, rafforzando il proprio rapporto con realtà come PETA.

Nel 1999 ospitò il PETA Party of the Century, organizzato anche per celebrare l’eredità animalista di Linda, mentre negli anni successivi ha continuato a partecipare a campagne contro pellicce, sperimentazione e sfruttamento animale.

La notorietà dei Beatles diventava così uno strumento per dare peso a chi una voce non può averla.

Una chitarra trasformata in 50.000 dollari per gli elefanti

In alcuni casi, il sostegno è diventato anche raccolta fondi concreta.

Nel 2014 McCartney firmò una Martin D-28 mancina destinata a un’asta per la African Elephant Initiative di The Nature Conservancy.

Sulla chitarra scrisse un messaggio semplice: “This guitar saves elephants”.

L’asta raggiunse 50.000 dollari, destinati alle attività per proteggere gli elefanti africani dal bracconaggio e contribuire a ridurre la domanda di avorio.

Un oggetto legato alla musica diventava così uno strumento concreto di conservazione.

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Dai laboratori alle campagne contro la sperimentazione

Uno dei fronti sui quali McCartney è intervenuto con maggiore continuità riguarda i test sugli animali.

Ha sostenuto la campagna Be Cruelty-Free di Humane Society International contro la sperimentazione animale nel settore cosmetico e ha più volte criticato pratiche che considera inutilmente crudeli.

Nel 2019 ha inoltre concesso a PETA il brano “Looking for Changes”, trasformandolo in un video contro gli esperimenti sugli animali.

Persino la musica dei Beatles è stata utilizzata in questa direzione: nel 2015 venne concesso a PETA l’uso di “Can’t Buy Me Love” per una campagna dedicata all’adozione di cani e gatti senza famiglia.

Musica, immagine e notorietà sono diventate parti della stessa battaglia.

Cambiare anche ciò che mettiamo nel piatto

La tutela degli animali, per McCartney, passa anche dalle abitudini quotidiane.

Nel 2009, insieme alle figlie Mary e Stella, ha fondato Meat Free Monday, una campagna no profit che invita a scegliere almeno un giorno alla settimana senza prodotti animali, con l’obiettivo di ridurre l’impatto dell’allevamento sull’ambiente e sugli animali.

Non una richiesta di cambiare vita da un giorno all’altro.

Piuttosto un piccolo gesto ripetuto da milioni di persone, capace di produrre un effetto molto più grande.

È la stessa filosofia che attraversa gran parte dell’attivismo di McCartney: sfruttare gesti accessibili, musica e notorietà per spostare lentamente la percezione collettiva.

Fonte: Radio Subasio

Fonte: Radio Subasio

Cosa resta davvero

Paul McCartney non è diventato una delle voci più riconoscibili della causa animale per una singola donazione.

Lo è diventato attraverso decenni di campagne, raccolte fondi, prese di posizione e collaborazioni con organizzazioni internazionali.

Il famoso dato superiore al milione di dollari racconta soprattutto questo: quanto possa valere una voce quando decide di utilizzarsi per qualcosa che va oltre se stessa.

Una canzone può sostenere un’adozione.

Una chitarra può raccogliere fondi per proteggere gli elefanti.

Una persona conosciuta in ogni angolo del mondo può convincerne altre a fermarsi e guardare ciò che spesso preferiscono non vedere.

E forse è proprio questo l’aspetto più significativo del suo impegno:

dopo aver usato la musica per farsi ascoltare dal mondo, Paul McCartney ha scelto di usare quella stessa voce anche per chi non può parlare.

 

Autore: Mauro Calabrese

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